Ambiente

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La Tasmania ha un notevole numero di aree protette, che coprono quasi il 40% del territorio nazionale; di queste aeree 19 sono Parchi Nazionali, molti dei quali sono dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità; basta dare un’occhiata agli immensi giardini, alle morbide colline, alle foreste secolari, ai fiumi, ai ruscelli tortuosi , per avere un’idea della natura incontaminata e autenticamente selvaggia che si estende qui, ai confini del mondo.

Molte sono state le battaglie fatte dalla popolazione per salvaguardare questo incredibile e vasto patrimonio; basti pensare alla riserva naturale del Franklin-Gordon Wild Rivers National Park: in Australia il nome del fiume Franklin è sinonimo della più importante lotta per la protezione di risorse naturali che il paese abbia mai conosciuto, per salvare il Franklin dal progetto di una centrale ad energia idroelettrica che lo avrebbe inondato e distrutto. Fortunatamente la battaglia si è conclusa con un lieto fine ed il 1° luglio del 1983 una storica decisione dell’Australian High Court ha garantito la sopravvivenza di una delle ultime riserve naturali incontaminate a clima temperato rimaste al mondo. Il fiume fa parte di un’area più vasta della Tasmania riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Soltanto nel 1971 il Franklin è stato esplorato completamente, da parte di quattro tasmaniani a bordo di zattere improvvisate.

Molti sono inoltre, gli animali in via di estinzione nel resto dell’Australia e che trovano rifugio qui: la tigre della Tasmania (Tilacino), il diavolo della Tasmania, balene, delfini, il vombato, la lontra marina e diversi tipi di uccelli.

Ancora più interessante risulta un’altra singolare battaglia che risale agli anni 50 del XX secolo, e che ancora una volta dimostra l’attenzione dei tasmaniani per l’ambiente circostante. Il protagonista, questa volta, è Bill Mollison, ideatore della permacultura, nato a Stanley, un piccolo villaggio di pescatori in Tasmania, nel 1928. Negli anni '50 iniziò ad osservare che alcune parti del mondo in cui viveva stavano sparendo: i pesci e le alghe vicino alla costa a scarseggiare, grandi aree del bosco iniziarono a morire. Dopo molti anni, lavorando come scienziato del CSIRO (sezione di osservazione della vita silvestre e nel dipartimento della pesca), iniziò a protestare contro i sistemi industriali e politici che, secondo la sua visione, stavano distruggendo il mondo circostante.

Ben presto si accorse però che l'opposizione non avrebbe portato da nessuna parte e per due anni si ritirò dalla società per non perdere altro tempo in sterili contrapposizioni. Decise di ritornare solo se avesse trovato qualcosa di molto positivo, qualcosa che avrebbe permesso a tutti di vivere senza arrivare al vero e proprio collasso dei sistemi biologici.

Nel 1968 iniziò a insegnare all'Università della Tasmania e insieme a David Holmgren nel 1974 mise a punto un sistema di agricoltura sostenibile, basata sulla coltivazione consociata di alberi perenni, arbusti, erbacee (legumi e "malerbe"), funghi e tuberi. Per questo metodo coniò la parola "permacultura". Passarono molto tempo a concettualizzare i principi della permacultura e a costruire un orto ricco di specie diverse. La permacultura offriva, nella sua visione, un approccio alla gestione del territorio in cui le funzioni degli animali, delle piante, delle persone e della Terra sono riconosciute e integrate per massimizzare i risultati e realizzare ambienti umani sostenibili.